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Il riconoscimento dei professionisti dei Beni Culturali è legge: adesso tocca a noi!

La proposta per il riconoscimento dei professionisti dei Beni Culturali è finalmente legge! 

Dopo la prima approvazione da parte della Camera dei Deputati, la proposta a firma Madia, Ghizzoni, Orfini è approdata al Senato, dove ha subito alcune modifiche prima di essere licenziata e inviata di nuovo al vaglio dei deputati, che hanno infine espresso parere favorevole ieri, 25 giugno 2014. 

Il testo approvato prevede una modifica del Codice dei Beni Culturali, in cui, grazie a questo aggiornamento, viene riconosciuta l’esistenza di figure professionali competenti in materia di beni culturali e viene stabilita l’istituzione di elenchi ministeriali in cui i professionisti saranno iscritti. 

Restano ancora da stabilire, nel decreto attuativo che dovrà essere emanato entro sei mesi, i requisiti per l’iscrizione ai suddetti registri e le ricadute pratiche che l’esistenza di questi registri avranno sull’attività lavorativa dei professionisti del Patrimonio. 

Dopo una lunga battaglia, per la quale dobbiamo essere grati ai parlamentari che si sono battuti per ottenere l’approvazione di questa legge e alle associazioni che hanno lavorato senza sosta per sostenere l’iter legislativo, prima fra tutte L’Associazione Nazionale Archeologi, si passa ora a riflettere sulle modalità di attuazione di questo “riconoscimento”. 

Gli storici dell’arte partono ancora una volta svantaggiati rispetto alle altre categorie (archeologi, archivisti, bibliotecari, ecc.) che vantano una o più associazioni per categoria pronte a difendere le loro prerogative. Se vogliamo provare a contare qualcosa, questo è il momento giusto per unirci, confrontarci, far sentire la nostra voce.

I criteri che verranno adottati nello stendere i requisiti utili all’inserimento negli elenchi tenuti dal Ministero sono argomento spinoso: si tratterà di sancire quale grado di formazione e/o quale tipo di esperienza verrà fatta valere per il riconoscimento della nostra professionalità. E’ quindi giunto il momento di confrontarsi seriamente, di avanzare proposte, di chiedere di prendere parte alla contrattazione e di non subire passivamente delle decisioni che necessariamente interesseranno il nostro futuro lavorativo e, di conseguenza, personale. 

 

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CONTRO L’AFFIDAMENTO DELLA PROTEZIONE DEI MONUMENTI PISANI ALLA SEZIONE SPECIALIZZATA DI VOLONTARI

 

Roma, 19 febbraio 2014– Le Associazioni professionali dei Beni Culturali contestano l’accordo tra il Comune di Pisa, la Soprintendenza ai Beni Architettonici,Paesaggistici Storici, Artistici e Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno e l’Associazione Amici dei Musei raggiunto il 3 febbraio scorso che istituisce una “Sezione specializzata di volontari di pronto intervento”, delegata all’Associazione Amici dei Musei,come soluzione condivisa per il recupero e la manutenzione di molti monumenti della città e della provincia, vista la mancanza di risorse pubbliche.

 

Archeologi, restauratori, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, conservation scientists in un documento congiunto sottoscritto da ANA, Associazione culturale Artiglio, ARCH.I.M., GBeA, St.Art.I.M., Ragione del Restauro esprimono sconcerto per la mancata convocazione delle Associazioni dei professionisti dei Beni Culturali al tavolo dell’accordo. Tali associazioni, anche alla luce della recente legge 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini o Collegi),rappresentano gli specialisti del settore, che rischiano di essere fortemente penalizzati dalle forme di volontariato utilizzate in sostituzione delle prestazioni professionali.

Preoccupa inoltre la posizione favorevole dell’Università nei confronti dell’accordo: poiché il compito principale dell’Università è quello di formare professionisti e specialisti qualificati che abbiano reali opportunità di lavoro, non si comprende l’avallo di misure volte a sostituire le prestazioni professionali con quelle volontarie.

 

Il ricorso al lavoro volontario per sostenere i costi di manutenzione o gestione ordinaria del patrimonio culturale – affermano i responsabili toscani delle associazioni firmatarie – “rischia di innescare una logica di gestione al ribasso, con conseguenze negative di lunga durata sulla qualità e sulle prospettive occupazionali del settore. 

 

Nella convinzione che le attività di volontariato anche nel campo dei Beni Culturali costituiscono un patrimonio fondamentale di passione e di impegno civico, occorre adottare ogni sforzo per ottenere un giusto equilibrio tra professionismo e volontariato, che tenga conto delle esigenze e delle legittime aspettative di chi per professione si trova ad operare in un settore già in difficoltà in tutto il Paese, anche a causa dell’assenza negli ultimi decenni di adeguate politiche culturali e occupazionali. Per questo facciamo appello al Sindaco di Pisa e al Prefetto, affinché vengano riformulati i termini dell’accordo, e che venga reso noto il quadro finanziario che ha indotto tale scelta.

 

Chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto permanente” – concludono i firmatari – “che comprenda le associazioni professionali e le forze civili interessate a salvaguardare il patrimonio monumentale della città e del suo territorio, per costruire politiche locali di lunga durata sostenibili per i Beni Culturali e per i professionisti che se ne occupano.E’ necessaria una seria progettazione che valuti le effettive situazioni di degrado e sappia ricercare fondi adeguati,anche attraverso forme di crowdfunding o attingendo alle risorse europee, senza mortificare la qualificazione e le competenze degli specialisti del settore che quotidianamente operano in condizioni lavorative precarie e intermittenti”.

 

ANA – Associazione nazionale Archeologi

Associazione culturale Artiglio

ARCH.I.M. – Archivisti in Movimento

GBeA – Giovani Bibliotecari e Aspiranti

St.Art.I.M. – Storici dell’Arte in Movimento

La Ragione del Restauro

Come sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole?

Sulla nostra pagina Facebook oggi si è aperta una discussione nata dall’articolo del Il Giornale dell’Arte Una Carrozza su un binario morto, di cui riportiamo un passaggio:

La recente raccolta di 15mila firme sostenuta dallo stesso ministro dei Beni culturali Massimo Bray (tra i primi firmatari Adriano La Regina, Antonio Natali, Salvatore Settis, Claudio Strinati, Fai, Italia Nostra, Cesare De Seta, Associazione insegnanti di Storia dell’arte) sembrava poter avere successo: il 31 ottobre 2013 era finalmente arrivato in Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera l’emendamento «C 1574-A» presentato da Celeste Costantino, deputata di Sel, per il «Ripristino della Storia dell’arte nella Scuola secondaria». Il sì sembrava scontato ma alla fine l’emendamento «non ha trovato ascolto», bocciato perché, dice la motivazione della maggioranza della Commissione, reintrodurre la materia «significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla».

Pare evidente che una delle lacune maggiori della battaglia per il reinserimento delle ore d’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole è la mancanza di un sostegno a questa causa da parte dell’opinione pubblica. La scarsa attenzione generale al patrimonio culturale si unisce, infatti, ad una crescente – e volutamente accresciuta negli ultimi anni – diffidenza nei confronti degli impiegati della pubblica amministrazione.

Di fronte alla rivendicazione degli storici dell’arte di volere insegnare a conoscere e difendere i beni storico-artistici ai ragazzi in età di formazione, la gran parte dei cittadini pensa che quello che si tenta di difendere sia, in realtà, il “posto fisso statale”.

Nonostante la dilagante indifferenza, non vogliamo scoraggiarci ma, al contrario, vogliamo ricavare da questa situazione un incentivo all’immaginazione. Ci chiediamo quindi come elaborare una campagna di sensibilizzazione su questo tema ed invitiamo tutti a contribuire.