Come sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole?

Sulla nostra pagina Facebook oggi si è aperta una discussione nata dall’articolo del Il Giornale dell’Arte Una Carrozza su un binario morto, di cui riportiamo un passaggio:

La recente raccolta di 15mila firme sostenuta dallo stesso ministro dei Beni culturali Massimo Bray (tra i primi firmatari Adriano La Regina, Antonio Natali, Salvatore Settis, Claudio Strinati, Fai, Italia Nostra, Cesare De Seta, Associazione insegnanti di Storia dell’arte) sembrava poter avere successo: il 31 ottobre 2013 era finalmente arrivato in Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera l’emendamento «C 1574-A» presentato da Celeste Costantino, deputata di Sel, per il «Ripristino della Storia dell’arte nella Scuola secondaria». Il sì sembrava scontato ma alla fine l’emendamento «non ha trovato ascolto», bocciato perché, dice la motivazione della maggioranza della Commissione, reintrodurre la materia «significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla».

Pare evidente che una delle lacune maggiori della battaglia per il reinserimento delle ore d’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole è la mancanza di un sostegno a questa causa da parte dell’opinione pubblica. La scarsa attenzione generale al patrimonio culturale si unisce, infatti, ad una crescente – e volutamente accresciuta negli ultimi anni – diffidenza nei confronti degli impiegati della pubblica amministrazione.

Di fronte alla rivendicazione degli storici dell’arte di volere insegnare a conoscere e difendere i beni storico-artistici ai ragazzi in età di formazione, la gran parte dei cittadini pensa che quello che si tenta di difendere sia, in realtà, il “posto fisso statale”.

Nonostante la dilagante indifferenza, non vogliamo scoraggiarci ma, al contrario, vogliamo ricavare da questa situazione un incentivo all’immaginazione. Ci chiediamo quindi come elaborare una campagna di sensibilizzazione su questo tema ed invitiamo tutti a contribuire.

Annunci

31 pensieri su “Come sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole?

    1. Martina Caragliano

      Credo che in primis noi storici dell’arte dobbiamo impegnarci in una costante campagna di sensibilizzazione. Far riflettere i nostri concittadini che la storia dell’arte rappresenta il nostro presente, il nostro passato ed il nostro futuro.

      Rispondi
  1. Nicolette Mandarano

    Mi piacerebbe che venisse chiarito il punto “reintrodurre la materia «significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla».” Tagliare la storia dell’arte porta a fare cassa? Ma quanto invece perde in prospettiva, non solo in conoscenza e cultura ma anche economicamente, un paese come il nostro togliendo la storia dell’arte dalle scuole?

    Rispondi
  2. Stefania Ventra

    Esattamente per questo dovremmo trovare un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica. Una campagna seria, vincente. Solo così poi si sensibilizzeranno le istituzioni, penso. Ma come fare?

    Rispondi
  3. Teresa

    Bisogna conoscere ciò che ci circonda, perché fa parte di Noi… le piazze, i monumenti, i musei, gli archivi, ecc sono Nostri, ma questo senso di appartenenza, profondo e viscerale nasce, cresce e si matura piano piano… giorno dopo giorno… ecco perché bisogna avvicinarsi al nostro Patrimonio fin dalla tenera età… ecco, perché bisogna investire tempo e risorse nello studio della Storia dell’Arte a scuola…. bisogna dare a Tutti l’opportunità di conoscere quello che siamo stati, che siamo e che saremo….

    Conoscere il nostro Patrimonio ci permette di uscire dall’ignoranza – troppa e diffusa- , ci consente di sviluppare il nostro senso critico….

    Conoscenza = LIBERTA’

    Rispondi
  4. Chiara

    a me sembra totalmente assurdo che un paese come il nostro non valorizzi affatto l’immenso patrimonio che ha. In altri paesi, ad esempio la Germania, hanno numerosissimi musei ma molti di questi hanno un contenuto storico artistico molto basso. Eppure le scelte di marketing ed altro permettono che siano tutti pieni. è la visione totale che è del tutto sbagliata. Per questo non si può parlare solamente del problema dell’insegnamento della materia nelle scuole. L’argomento è molto più ampio. Sono davvero pochi gli italiani che, potendo scegliere cosa fare nel week end con la fidanzata o la famiglia, decidano di passare del tempo in un museo o un sito culturale in generale. Questo è frutto di una politica di degrado della cultura atta ad aumentare il consumismo e l’ignoranza: trasformarci in un popolo senza interessi, senza opinioni, automi buoni solo a consumare.
    In televisione ci sono pochi programmi culturali, quando ci sono si scatenano i discorsi sui compensi di presentatori o altro… i musei hanno troppe ditte esterne all’interno, costano troppo, spesso sbagliano l’approccio pubblicitario. Quando si parla di spesa pubblica si cerca sempre di far capire che l’arte è un peso ingestibile, che i dipendenti sono dei mangia a sbafo, che nei musei lavora troppa gente che non fa nulla. Questi sono i discorsi che si sentono. Infine c’è una cultura del tutto sbagliata del turismo: i turisti sembra debbano essere solo spennati, questo di certo non attira. Oltretutto venire in Italia in vacanza è sempre costato eccessivamente. Vorrei aggiungere, tirando l’acqua al nostro mulino, che forse la presenza nelle istituzioni culturali di persone ormai prossime alla pensione, spesso non qualificate, da una pessima immagine.

    Non capiscono che il nostro patrimonio ci potrebbe salvare dalla situazione che stiamo vivendo, non solo noi professionisti dell’arte, ma l’Italia intera, gli albergatori, i ristoratori, i negozianti…

    In sostanza il discorso è molto più ampio. Questo non vuol dire che le cose non debbano essere cambiate. Dobbiamo solo superare questi 20-25 anni di incessante campagna anti-cultura protette in tv.
    Per ora è così difficile trovare delle motivazioni efficaci per il ritorno della storia dell’arte nelle scuole per questo motivo.
    Tutti gli italiani, per prima cosa, hanno deciso di tagliare le spese delle proprie attività culturali, ma tengono i telefonini o i televisori al plasma.

    Rispondi
    1. Martina Caragliano

      Quello che stiamo facendo mi sembra gia` un buon inizio. Il mondo dei social network e` un ottimo canale per intraprendere la nostea campagna. Potremmo anche, quando possibile, partecipare a piu` convegni, incontri del settore, per sensibilizzare docenti e altre personalita` di questo mondo

      Rispondi
  5. Stefania Ventra

    Secondo me dovremmo provare ad avanzare proposte su come costruire questa campagna di sensibilizzazione, dove reperire i fondi, come strutturarla e come articolarla.

    Rispondi
  6. Elisa Maccioni

    L’insegnamento della Storia dell’Arte, secondo me, andrebbe ripristinato perché, oltre ad arricchire il patrimonio culturale di ciasuno, ad aiutare a far riscoprire il profondo senso della bellezza, a far rispettare la natura dell’uomo e l’ambiente, potrebbe anche essere utile per tutti i ragazzi stranieri che sono in continuo aumento nelle nostre classi. Ci permette di conoscere loro e permette a loro di conoscere noi. Credo proprio che la nostra materia sia una delle poche che può togliere molti pregiudizi e stereotipi dall’una e dall’altra parte (ovviamente non dando un taglio eurcentrico alla didattica). Quindi, visto che qui si chiedono proposte concrete, valuterei anche il punto di vista interculturale. La mia preoccupazione, tuttavia, va a questo interrogativo: pensate che la storia dell’arte verrà di nuovo inserita tra le varie classi di abilitazione per il prossimo TFA ordinario (si dice che il bando uscirà il mese prossimo, a febbraio)? Qualcuno dovrebbe ricordare ai vari ministri le parole di Gombrich, perché l’arte è sempre una fonte inesauribile, una fonte che ci spinge ad interrogarci sul significato delle cose, e dentro quel significato tendiamo sempre a ritrovare noi stessi, in un modo o nell’altro.
    Gombrich: “Non si finisce mai di imparare, in arte. Ci sono sempre cose nuove da scoprire. Ogni volta che ci poniamo dinanzi ad esse, le grandi opere appaiono diverse. Sembrano inesauribili e imprevedibili come veri e propri esseri umani. Formano un emozionante mondo a sé, con le sue strane leggi e con i suoi eventi”.

    Rispondi
  7. Francesca Attiani

    Una campagna di sensibilizzazione deve prevedere in primis le università come motore attivo: bisogna dimostrare (magari con una serie di convegni che si sposti da facoltà in facoltà) che la storia dell’arte ha una utilità molto più concreta di quella effimera che vogliono attribuirle i cosiddetti “amatori”. La storia dell’arte serve a comprendere la nostra identità di cittadini e di uomini caspita!!!

    Rispondi
  8. Silvia Cecchini

    Avete cinque minuti da guadagniare? http://www.youtube.com/watch?v=GBaHPND2QJg Henri Focillon (1921) diceva che i musei dovrebbero essere come sale da concerto, in cui andiamo per apprendere dagli artisti a sentire la vita con profondità, ad immaginare con ricchezza e diversità. Forse noi storici dell’arte dovremmo trovare la nostra armonia. Allora potremmo inventare un nostro flash-mob con cui entrare negli animi e scuotere le menti. Potremmo aprire un concorso di idee, che ne dite?

    Rispondi
  9. Enrico Gullo

    Al di là di qualsiasi affermazione di principio – sulla storia dell’arte che serve perché il patrimonio culturale è parte della nostra identità e forma cittadini eccetera eccetera – bisognerebbe anzitutto mettere in luce contraddizioni e continuità. Contraddizione: il patrimonio culturale è considerato un improbabile “petrolio d’Italia”, mentre allo stesso tempo si afferma che “con la cultura non si mangia”. Questo doppio discorso dà ovviamente la possibilità di posizionarsi rispetto alla gestione del patrimonio culturale, ma la sua condizione di possibilità sta nel fatto che in entrambi i casi si rimuova l’inattualità del patrimonio, presentificandolo con una rimozione della sua esistenza storica tout court (questo patrimonio lo ereditiamo tutto intero, a prescindere dalle vicende che attraversa e dagli effetti attivi che ha nella storia e nel presente). La storicità del patrimonio è considerata come una totalità indifferenziata ed è valutata solo in quanto ne consente o non ne consente la valorizzazione economica: è un punto di scelta strategica che permette il posizionamento. In questa situazione, l’insegnamento della storia dell’arte è pressocché inutile: servono, al limite, dei professionisti della gestione del patrimonio. La domanda da farci è questa: si può compromettere quest’ordine del discorso e restituire al patrimonio la sua storia, permettendo il reinserimento della storia dell’arte nelle scuole? Come si produce un discorso forte che non si appoggi ai due discorsi dominanti e che, allo stesso tempo, non si regga su quel discorso un po’ debole – perché squalificato da quell’ordine del discorso e facilmente riassorbibile da quello stesso terreno di scontro che delineavo prima – che riguarda la funzione istruttiva in senso un po’ troppo generico del patrimonio culturale?

    Rispondi
  10. Daniela Lippi

    l’idea della fonte inesauribile di conoscenza paragonata ad una sorgente che invece si esaurisce…..
    la sete di conoscenza…….

    Rispondi
  11. Stefania Ventra

    Ho potuto guardare solo ora il video proposto da Silvia Cecchini. A parte il fatto che mi ha disperatamente commossa, credo proprio che dovremmo prendere spunto. Iniziative del genere, diffuse su tutto il territorio e ripetute, che coinvolgano la cittadinanza in momenti inaspettati, forse potrebbero aiutarci ad attirare l’attenzione sul problema. Si tratta quindi di costruire una rete, di unire le idee, di avere volontari che coordino e attuino le varie iniziative. E’ utopia? Io non credo.

    Rispondi
  12. Clau

    Cari e Care tutte Voi,
    ho ragionato da sempre sul tema e sono giunta ad una proposta di cui parlavo con un collega stamane.
    Ricordate la campagna shock del MIBACT “se non li visiti li portiamo via?”.
    Orrida nell’impianto ideologico, ovviamente.
    Ma modulabile.
    Vi illustro la mia idea in nuce: costruire con facilissimi mezzi una campagna pubblicitaria.
    Esattamente: una campagna ‘visiva’, un’operazione ‘artistica essa stessa’.
    Potremmo scegliere un core di opere celebri ed “impacchettarle” metaforicamente alla Christo; o farle colare liquide; o lavorarle graficamente in senso Op-art o, semplicemente: mettere un bavaglio alla Gioconda; rasare il David.
    Bastano pochi tocchi di fotoshop e accompagnarli da slogan efficaci.
    Si passerebbe poi a diffonderle.
    Mi pare un gesto artistico, non retorico, adeso alla nostra disciplina e che insieme la possa diffondere, possa sensibilizzare senza polverosa retorica.

    Francesca, Nicolette conosco voi e a voi direttamente m’appello.
    Il concorso per idee è lungo: pensa e scrivi un bando; trova risorse per il vincitore, costituisci una commissione…cerchiamo qualcosa di veloce e poco burocratico.

    Un abbraccio

    Rispondi
    1. Stefania Ventra

      Questa mi sembra un’ottima idea e anche praticabile. Penso che sarebbe utile accompagnare una campagna di questo tipo a dei flash mob organizzati di concerto in molti punti d’Italia, magari sarebbe bello riuscire a coinvolgere le scuole, i ragazzi e i bambini. Mi rendo conto che per costruire una rete di questo tipo ci vuole tempo e impegno, ma accostandosi anche alle istituzioni locali ci si potrebbe riuscire.

      Rispondi
    2. Francesca Attiani

      Idea fantastica! Ci sto! potremmo fare degli incontri (come quello del prossimo 15 febbraio se rimane questa data) per creare questa opera di denuncia, mi sembra fattibile e utile. Inoltre resterebbe oltre questo momento, diventerebbe uno slogan visivo molto importante. 🙂

      Rispondi
  13. Daniela Lippi

    a Firenze da un paio di mesi, dal quartiere di San Niccolò (dove lavoro) è partita questa cosa:

    le opere vengono riprodotte sotto il motto:
    con l’acqua alla gola?…l’arte sa nuotare!
    e la riproduzione viene incollata sugli sportelli Enel, Gas ecc ecc, non sui muri!
    se può ispirare…..

    Rispondi
  14. Nicolette Mandarano

    Grazie a Daniela per il suggerimento, il link è molto interessante e può essere spunto per riflessioni. Grazie a Claudia per l’idea che mi sembra praticabile. Proporrei di portarla come idea su cui discutere alla prima assemblea per cercare di trovare una strada percorribile. Importante sarebbe poi come giustamente scritto da Stefania coinvolgere le scuole. Ma ovviamente più riusciamo a coinvolgere l’opinione pubblica e meglio è

    Rispondi
  15. St.Art.I.M.

    Il 15 gennaio è confermato l’incontro. Stiamo lavorando per trovare una sede e a breve daremo tutti i dettagli. In quella occasione si potrebbero costituire dei “gruppi di lavoro”, ognuno dei quali si occupi di un aspetto della nostra azione. Per esempio un gruppo potrebbe occuparsi di questa campagna di sensibilizzazione e arrivare con proposte concrete e definite. Un altro gruppo, ad esempio, potrebbe occuparsi di lavorare sulla questione del #riconoscimento, studiandosi bene proposta di legge e emendamenti e creando una rete di contatti, collaborando con le altre anime di 500no. Questi sono degli esempi di ciò che si potrebbe organizzare il 15 febbraio. Per questo sarà importante esserci, per superare i limiti del blog e guardarci in faccia. Spero siate d’accordo.

    Rispondi
  16. Antonio Giordano

    L’idea di Clau con immagini di capolavori “ritoccati” con programmi di grafica mi sembra ottima: efficace e di forte impatto visivo.
    La Gioconda o il David imbavagliati con uno slogan efficace
    (“L’Arte insegna a capire la Storia: lasciatecela spiegare”;
    “L’Arte racconta la Storia: non lasciare che Le sia negata la parola”;
    “L’Arte spiega l’Uomo e la sua Storia: non impedire che possa istruirti”;
    “L’Arte ti spiega la Storia dell’Uomo e delle sue idee:
    Lasciala parlare
    non imbavagliarla/
    non tappargli la bocca/
    non negargli la parola!

    Rispondi
  17. Jessica D'Agata

    Il problema di una sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza dell’insegnamento della storia dell’arte e di una educazione visiva nella scuola rientra sicuramente in un più ampio contesto di politiche culturali, come nota Enrico Gullo e ben argomenta Dantini nell’articolo ricordato da Enrico. E purtroppo data l’attuale situazione politica italiana penso che i tempi saranno lunghi perché si possa vedere una politica che affronti in modo serio e complessivo l’istanza CULTURA/RICERCA e quindi SCUOLA.
    Nondimeno secondo me possiamo sicuramente essere voce e strumento fondamentali che possano avvicinare e rendere possibile questo cambiamento. E in ogni caso solo così possiamo provare a garantire quella qualità che allo stato attuale è minacciata da chi ci rappresenta. Come ha detto Paul Ginsborg “l’attività costante della partecipazione garantisce, stimola e controlla la qualità della rappresentanza” .
    Dico questo perché credo che dobbiamo sempre tener presente questo quadro più ampio in cui ci inseriamo con le nostre azioni cosa che quindi, ad esempio, ci porterà a includere altre forme d’arte nelle proposte, o a collegarci ad altre associazioni legate alle professioni artistiche, etc. direzione che vedo è comunque quella intrapresa dal gruppo come leggevo nel verbale della prima assemblea. E questo vale anche per la scuola: non è solo la Storia dell’Arte ad essere stata penalizzata, penso alla Musica alle Medie dimezzata, ai madrelingua stranieri scomparsi, laboratori, etc, è un sistema scolastico nel suo complesso che è stato colpito, quando era peraltro bisognoso di miglioramenti relativi all’assetto più complessivo, e questo sistema a sua volta è legato strettamente a un ambito più ampio di cultura e ricerca altrettanto sofferente.
    Forse ho solo ricapitolato posizioni e punti di vista che nel gruppo sono già stati comunque esposti, scusatemi se mi sono ripetuta, ma ci tenevo a sottolineare il mio accordo su tali posizioni. Dopodiché bisogna essere operativi e come dice Stefania “avanzare proposte su come costruire questa campagna di sensibilizzazione, dove reperire i fondi, come strutturarla e come articolarla”. E non è poco!
    Le iniziative che avete proposte sono tutte interessanti. Anzi fra poco le ricapitolo (deve essere deformazione professionale da insegnante delle superiori la tendenza a ricapitolare :P!). Credo che le diverse iniziative quando possibile debbano essere attuate congiuntamente, una specie di “terapia d’attacco” e in modo regolare. Fra l’altro, mi piacerebbe collaborare con il gruppo studio/lavoro Armini, Bevacqua, Clemente, Russo, ma bisogna che capisca “come”, date le distanze non sono riuscita neanche e a malincuore a venire a Roma all’assemblea.

    Dunque:

    – flash mob (idea divertente e coinvolgente. forse poco costosa. permette di interagire con altre forma d’arte. permette, come dice Stefania, di coinvolgere facilmente le scuole, soprattutto all’interno di determinate attività)
    – campagna pubblicitaria/creazione artistica (gradevole, di impatto ed efficace nel tempo. forse poco costosa)
    – convegni e rapporto con le università e tra università e scuola (costi?)

    A proposito di quest’ultimo punto Francesca Attiani ha indicato “le università come motore attivo: bisogna dimostrare (magari con una serie di convegni che si spostino da facoltà in facoltà)..”. Sono d’accordo e aggiungo che uno dei problemi della scuola italiana, quello sì che era da affrontare, è l’aggiornamento degli insegnanti…altro che Siss e compagnie belle in entrata per neolaureati che ne sanno MOLTO più di docenti di scuola superiore che talora sono chiamati a istruirli sulla didattica, sono i docenti di scuola di ogni grado che dovrebbero aggiornarsi in università e obbligatoriamente!
    In ogni caso perché non pensare, contestualmente e simultaneamente ad altre iniziative, a “lezioni” o lezioni-laboratori di arte/arte contemporanea/ rapporto tra musei e scuola/funzione e ruolo delle varie forme d’arte nella formazione/nella comunità/ da parte di laureandi o laureati in storia dell’arte e beni culturali per alunni, genitori e insegnanti, soprattutto di materie umanistiche…già perché l’altra curiosa novità della riforma gelmini è che nella scuola superiore di secondo grado l’insegnante di Italiano e Storia deve occuparsi di patrimonio e storia dell’arte, la qual cosa è apparentemente lungimirante ma nei fatti dimostra a) incompetenza di fondo perché si presuppone che tutti gli insegnanti di italiano e storia siano preparati anche in storia dell’arte! b) un tentativo e neanche tanto mascherato di attribuire funzioni a una determinata figura di insegnante così da farne scomparire un’altra, con notevole degrado della qualità. IL TENTATIVO DELLA RIFORMA GELMINI E’ QUELLO DI ELIMINARE COL TEMPO LA 061. Non a caso non viene chiarita la classe di concorso ai licei musicali (061/025).
    LA RIFORMA GELMINI SIA PER ISTRUZIONE SCOLASTICA CHE UNIVERSITARIA DOVREBBE ESSERE ABROGATA! …. PROPORREI UN BEL REFERENDUM PER L’ELIMINAZIONE!

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...